La Rinomata: non c’è festa senza dolci

“Lavoro, tempo, ma soprattutto cuore, sono gli ingredienti primari de ‘La Rinomata Pasticceria’. Tante squisite creazioni fondono estetica e gusto, regalando momenti di piacere a cui è difficile rinunciare. Utilizzando esclusivamente ingredienti freschi, le sapienti mani dei pasticceri realizzano ogni giorno gli ottimi dolci della tradizione siciliana e non solo…” è quanto si legge su internet  in merito alla famosa pasticceria di Caltagirone.

Famosa e, possiamo aggiungere, storica; giacché da oltre 50 anni la pasticceria caltagironese è il punto di riferimento per centinaia di clienti che – specialmente la domenica – affollano il locale (con le dovute distanze e accortezze legate al periodo).

Uno dei cardini del titolare, Giuseppe Ventura, è stato quello di continuare una tradizione avviata nel 1970 dal primo gestore de “La Rinomata”, il sig. Turrisi.

Specialmente nei periodi festivi, nella pasticceria vengono preparati i tipici prodotti rispettando la tradizione e gli ingredienti tramandati da decenni; Per molti diventa un modo per rivivere  momenti dell’infanzia, risvegliare ricordi del passato attraverso i sapori che nel tempo sono rimasti immutati.

Proprio per l’affetto che molti conservano, ho deciso di intervistare il sig. Ventura per rivivere con lui la storia, i ricordi, i sapori e – speriamo presto – una ricetta della pasticceria che potremmo definire per davvero “Rinomata”.

La sua pasticceria ha un passato importante nella storia di Caltagirone:  può raccontarlo?

La rinomata pasticceria nasce nel 1970 in pieno boom economico, con il Signor Turrisi. Primo gestore del
locale con un bagaglio di esperienza maturata nella pasticceria del suocero e con la gestione di altri locali.
Io ne sono proprietario dal 1999, con un bel ventennio di esperienza alle spalle. Sin da subito ho deciso di
mantenere la stessa impronta della pasticceria, ovvero continuare con la produzione artigianale della
pasticceria calatina dalle origini Svizzere. Soprattutto ho voluto mantenere quelle che sono le tradizioni
delle festività anche per dare la possibilità ai giovani di conoscere le nostre tradizioni affinché continuino ad
essere tramandate negli anni.

Dopo tanti anni la clientela è sempre numerosa e affezionata, quale è il segreto del successo?

Ci teniamo ad accontentare la nostra clientela. Penso la passione che ci mettiamo nel realizzare i nostri
prodotti traspare con la gente che poi ci sceglie sia per la qualità ma anche per la nostra disponibilità e
gentilezza.

 Quali sono le specialità particolari che la rinomata offre ai suoi clienti?

La nostra identità è sicuramente la pasticceria tradizionale siciliana composta dal classico cannolo farcito
di ricotta di pecora del calatino, alla quale noi preferiamo aggiungere gocce di cioccolato e scaglie di
mandorle. Le cassatelle oltre che di ricotta, farcite anche con il nostro pistacchio di Bronte.
Ma anche la pasticceria locale, quindi propria del paese di Caltagirone. Per esempio nel periodo natalizio un
dolce tipico del calatino è la cosiddetta “Cudduredda”, la Collorella. fatta con una sfoglia sottile e ripiena da
un impasto a base di mandorle tritate o vino cotto o miele. Esteticamente si presentano molto lavorate
grazie ad un apposito attrezzo chiamato “pizzichi”. Una piccola pinzetta dentellata, con la quale si tira
delicatamente la superficie della pasta, facendo attenzione di non romperla, creando in questo modo i
cosiddetti “pizzichi”.
In generale, ci cimentiamo con la preparazione di uova pasquali, colombe e panettoni farciti o meno, torte
tradizionali, classiche ma anche di stile moderno per accontentare tutti i gusti e le generazioni.

Come avete affrontato, e state affrontando l’emergenza Covid

Oltre alle tante regole da rispettare e far rispettare, mascherine, igienizzanti, plexiglass…durante la prima
fase, quella del lockdown totale, ho sperimentato l’utilizzo dei social e delle prenotazioni online. Ciò mi ha
permesso di lavorare con le consegne a domicilio. Dando ai nostri clienti la possibilità di ricevere le nostre
specialità direttamente a casa e a noi di portare a loro un po’ di dolcezza in un periodo così difficile. Adesso
con fatica e tanta voglia di fare lavoriamo molto con le prenotazioni per l’asporto soprattutto la domenica e
nei giorni festivi. Ci auguriamo si possa tornare presto alla normalità.

 Il pasticcere è di solito un lavoro che si tramanda alle generazioni future, lei che ne pensa?

Un tempo in Sicilia era usuale imparare un mestiere dopo la scuola o durante le vacanze estive. Io stesso
ho iniziato da piccolo. Ricordo che nei pomeriggi dopo la scuola andavo al “bar Sport”, noto bar di quel
periodo che si trovava nella piazza del paese, da colui i quali poi divenne il mio maestro ad asciugare
bicchieri e spazzare per terra. Si inizia sempre con la gavetta. Così ho avuto modo di imparare il sacrificio, la
dedizione e il valore che un mestiere come quello del pasticcere necessita. Oggi i tempi sono diversi, i
ragazzi frequentano le scuole o corsi di cucina, di pasticceria. Arrivano nei laboratori già più che preparati,
dei professionisti. È un mestiere che ad oggi viene tramandato in modo più selettivo, spesso sono proprio i
pasticceri di vecchia scuola a dare lezioni in queste scuole o organizzare corsi anche online. Io per lo più
quello che so l’ho imparato da autodidatta, crescendo in questo ambito.

Francesca Giarratana

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