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Gnocchi alla romana – Quando la semplicità diventa tradizione

Non sono gli gnocchi di patate che siamo abituati a conoscere e, nonostante il nome, la loro storia non è del tutto priva di discussioni. Gli gnocchi alla romana appartengono però da tempo alla tradizione gastronomica della Capitale e del Lazio e rappresentano bene quella cucina domestica capace di trasformare pochi ingredienti in un piatto sostanzioso e gustoso.

Sono davvero romani?

La loro origine viene generalmente ricondotta alla cucina contadina laziale, dove il semolino rappresentava una materia prima semplice, nutriente e relativamente economica. Ma la presenza del burro e del formaggio ha alimentato nel tempo anche l’ipotesi di una possibile origine settentrionale. Una cosa, però, è certa: la ricetta è entrata stabilmente nella tradizione romana.

Una delle testimonianze più importanti arriva da Pellegrino Artusi, che alla fine dell’Ottocento inserì gli gnocchi alla romana tra le preparazioni che considerava dichiaratamente romane. Qualche decennio più tardi anche Ada Boni, nella sua celebre Cucina Romana, li avrebbe ricordati come una specialità della cosiddetta “Roma sparita”, legandoli soprattutto ai momenti di festa, alle riunioni familiari e alle tavole del Carnevale.

Cos’hanno di diverso dagli gnocchi classici?

La particolarità del piatto sta soprattutto nell’impasto. Niente patate e niente farina come base: il protagonista è il semolino, che viene cotto direttamente nel latte. Una volta rassodato, l’impasto viene tagliato in dischi e sistemato nella teglia, dove termina la sua trasformazione con burro e formaggio fino a ottenere quella caratteristica superficie dorata e croccante.

Gli ingredienti

Per quattro persone occorrono:

  • 1 litro di latte intero

  • 250 grammi di semolino

  • circa 100-120 grammi di burro

  • 80-100 grammi di Parmigiano Reggiano o altro formaggio grattugiato

  • 2 tuorli d’uovo

  • noce moscata

  • sale

Preparazione

Si comincia portando il latte a ebollizione in una casseruola, aggiungendo una parte del burro e un pizzico di sale. Quando il latte è caldo, si versa il semolino a pioggia, mescolando continuamente per evitare che si formino grumi.

L’impasto deve cuocere per circa un quarto d’ora, continuando a mescolare fino a quando diventa compatto. Tolto dal fuoco, si aggiungono i tuorli, una parte del formaggio grattugiato e una spolverata di noce moscata.

Il composto va quindi trasferito su un piano o una teglia leggermente inumidita e livellato fino a ottenere uno spessore di circa un centimetro e mezzo. Lasciarlo raffreddare completamente, così da permettere all’impasto di rassodarsi.

A questo punto arriva il momento più caratteristico: con un bicchiere o un coppapasta si ricavano tanti dischi, generalmente di 4-5 centimetri di diametro.

I dischi vengono sistemati leggermente sovrapposti all’interno di una pirofila imburrata. Si completa con il formaggio grattugiato e il burro rimasto, precedentemente fuso.

La teglia va infine in forno caldo, intorno ai 200 °C, fino a quando sulla superficie si forma una crosticina dorata e invitante.

Il risultato sono degli gnocchi morbidi all’interno e gratinati fuori, un piatto che racconta una Roma familiare e popolare, lontana dagli stereotipi della cucina elaborata. Una preparazione nata dalla semplicità, diventata nel tempo una delle espressioni più riconoscibili della tradizione gastronomica capitolina.

Foto: unafamigliaincucina.com

Giorgio Consolandi

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