Si tratta di uno dei molti “piatti poveri” della cucina romana e fa parte del “quinto quarto“. Nasce nei quartieri popolari, come Testaccio e tradizionalmente viene preparata il sabato. La ricetta, consolidata tra l’800 e il ‘900, prevede la cottura in umido con pomodoro, mentuccia romana e abbondante pecorino. Deriva dall’uso delle parti meno nobili dell’animale utilizzate da parte dei lavoratori del Mattatoio di Roma, che le trasformavano in pasti sostanziosi a basso costo.

Pochi semplici ingredienti

La ricetta classica è, in fondo, piuttosto semplice, prevede il pomodoro (pelati), un soffritto (sedano, carota, cipolla), la mentuccia fresca e il pecorino romano grattugiato. Richiede però un po’ di tempo a disposizione per la cottura. Oggi è un classico della cucina laziale, nonché un secondo ricco di gusto.

Ingredienti per la preparazione

800 g di trippa

350 g di passata di pomodoro

1 cipolla

sedano (ne basta un po’)

1 carota

2 o 3 chiodi di garofano

1 foglia di alloro

1 spicchio d’aglio

olio extravergine di oliva

sale

pepe

pecorino grattugiato

mentuccia fresca

Preparazione

La trippa è caratterizzata da un sapore forte, quindi è assolutamente importante lavarla con accuratezza prima di iniziare a lavorarla. È altrettanto importante farla cuocere nell’acqua con verdure e aromi e infine, nel sugo di pomodoro. La mentuccia e il pecorino non vanno aggiunti nella cottura, ma solo verso la fine. Daranno un tocco di sapidità e freschezza ineguagliabile davvero.

Un secondo che vale la pena provare, costi contenuti e soddisfazione per il palato assicurata, magari da gustare in compagnia con un buon bicchiere di vino.

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