Simile all’arancino ma con una storia ed origine diversa, stiamo parlando del supplì di Roma, specialità culinaria nata nell’800

La regione Lazio, vanta tante ricette tradizionali che nel tempo sono diventate un vero e proprio biglietto da visita per tutta l’Italia. Basti pensare alla “Carbonara”, la “Amatriciana”, la “trippa alla romana”, la “pasta cacio e pepe” e tanto altro. Tra queste c’è una pietanza dal nome originale e simpatico, stiamo parlando del “Supplì”, spesso chiamato anche “Supplì al telefono”. Il nome nasce a Roma dai soldati francesi che all’inizio dell’800, assaggiarono questa specialità e la chiamarono “surprise”, proprio perché all’interno era come se nascondesse una sorpresa.  Il primo supplì apparve nel 1874 in una trattoria della storica via Condotti.

Spesso il supplì viene confuso con l’arancino siciliano, ma la lavorazione e la storia sono diverse.

Ingredienti

-250 gr di riso

-200 gr di carne macinata

-300 ml di polpa di pomodoro

-1/2 di cipolla

-50 ml di vino bianco

-400 ml di brodo vegetale

-40 gr di pecorino (o parmigiano)

30 gr di burro

-200 gr di mozzarella

-2 cucchiai di olio d’oliva (extravergine)

-sale q.b

 

Per impanare e friggere

Pangrattato q.b.

Uova 2

Olio di semi di arachide q.b.

Preparazione

Iniziate tritando finemente la cipolla e rosolatela nell’olio caldo, aggiungete la carne macinata e fatela rosolare. Quando sarà ben colorata sfumate con vino bianco e lasciatela evaporare. Aggiungete un po’ di sale, la salsa di pomodoro e lasciate cuocere per circa 15 minuti.  Quando il sugo risulterà denso, aggiungete il riso e fatelo cuocere, incorporate del brodo caldo. A fine cottura aggiungete burro e formaggio grattugiato. Amalgamate il tutto e lasciate risposare in un contenitore.

Non appena il riso sarà freddo, potete procedere alla “creazione” dei vostri supplì. Prendete in mano un po’ di riso, dimensioni di una polpetta, appiattitelo, aggiungete un cubetto di mozzarella al centro e ricoprite con un altro po’ di riso. Passate i vostri supplì prima nell’uovo sbattuto e poi nel pangrattato. Friggeteli in abbondante olio di semi.